(dal sito della Kaplan)
Il video, che ha avuto una fase di gestazione molto lunga (dal 1999 al 2007), presenta 25 personaggi dell’Antologia di Spoon River, e indaga il rapporto tra immagine, suono e parola poetica. Il libro che accompagna il DVD è una sorta di “libretto d’opera” che rimanda alla visione perché presenta immagini tratte dal video e contiene il testo integrale delle poesie nella traduzione di Davide Forno. In quest’opera, «il testo e le immagini si rincorrono molto da vicino, e a ogni immagine corrisponde un riferimento al testo e viceversa. Basta guardare e ascoltare».

Spoon River di Alessandro Amaducci è una delle più raffinate opere videoart che si sia prodotto in Italia. Le potenzialità dell'immagine elettronica sono sfruttate in senso pittorico, attraverso un dinamismo coerente e quasi sempre essenziale.
Siamo ben lontani dalle facili allusioni di certa videoart commerciale, così come dalle pretese cognitive di molte installazioni interattive. In quest'opera, emerge un'impressione autoriale notevole e ben delineata. Una presenza forte, irremovibilmente allineata al corso dell'Arte e della sua Storia.
Dal punto di vista iconografico, Amaducci sa rivestire ed avvolgere con intuito poetico; da un punto di vista tecnico, si comporta da sapiente artigiano, e richiama a pieno le possibilità offerte dal digitale. Eppure, non supera mai una certa soglia bidimensionale, mantenendo questa ricerca ben lontano dalla fantasmagoria, dall'intrattenimento visivo, dalla sospensione della criticità.
Con Spoon River Amaducci compie un'operazione semplice e importante. Ancora una volta, ma forse "più forte di prima", l'autore determina un ambito creativo, un "approccio" all'immagine elettronica che ne evidenzi in modo chiaro e semplice le potenzialità simboliche.
Ma in questo senso, delineando e forse salvaguardando una via, non la percorre con intenzioni radicali, e lascia nello spettautore un senso di richiamo al dovere.
La via di ricerca che ci viene in qualche modo indicata, non avrà facili conferme, e forse non ha più nemmeno molti spettatori. Tuttavia, essa travalica il concetto di "videoarte", se ne infischia di certa attualità, di questa svuotante orizzontalizzazione, e ci riconduce innanzi a ciò che importa: il nostro confronto con noi stessi, con le nostre profondità; forse, con l'esserci.
Il video, che ha avuto una fase di gestazione molto lunga (dal 1999 al 2007), presenta 25 personaggi dell’Antologia di Spoon River, e indaga il rapporto tra immagine, suono e parola poetica. Il libro che accompagna il DVD è una sorta di “libretto d’opera” che rimanda alla visione perché presenta immagini tratte dal video e contiene il testo integrale delle poesie nella traduzione di Davide Forno. In quest’opera, «il testo e le immagini si rincorrono molto da vicino, e a ogni immagine corrisponde un riferimento al testo e viceversa. Basta guardare e ascoltare».

Spoon River di Alessandro Amaducci è una delle più raffinate opere videoart che si sia prodotto in Italia. Le potenzialità dell'immagine elettronica sono sfruttate in senso pittorico, attraverso un dinamismo coerente e quasi sempre essenziale.
Siamo ben lontani dalle facili allusioni di certa videoart commerciale, così come dalle pretese cognitive di molte installazioni interattive. In quest'opera, emerge un'impressione autoriale notevole e ben delineata. Una presenza forte, irremovibilmente allineata al corso dell'Arte e della sua Storia.
Dal punto di vista iconografico, Amaducci sa rivestire ed avvolgere con intuito poetico; da un punto di vista tecnico, si comporta da sapiente artigiano, e richiama a pieno le possibilità offerte dal digitale. Eppure, non supera mai una certa soglia bidimensionale, mantenendo questa ricerca ben lontano dalla fantasmagoria, dall'intrattenimento visivo, dalla sospensione della criticità.
Con Spoon River Amaducci compie un'operazione semplice e importante. Ancora una volta, ma forse "più forte di prima", l'autore determina un ambito creativo, un "approccio" all'immagine elettronica che ne evidenzi in modo chiaro e semplice le potenzialità simboliche.
Ma in questo senso, delineando e forse salvaguardando una via, non la percorre con intenzioni radicali, e lascia nello spettautore un senso di richiamo al dovere.
La via di ricerca che ci viene in qualche modo indicata, non avrà facili conferme, e forse non ha più nemmeno molti spettatori. Tuttavia, essa travalica il concetto di "videoarte", se ne infischia di certa attualità, di questa svuotante orizzontalizzazione, e ci riconduce innanzi a ciò che importa: il nostro confronto con noi stessi, con le nostre profondità; forse, con l'esserci.
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postato da: cronotopos alle ore 21:13 | Link | commenti
categoria:arte, compositing, videoart, spoon river, amaducci
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