commenti recenti

archivio

bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
lunedì, 02 giugno 2008
Continua l'attività di Stefano Giannotti, compositore, autore, performer e video-artista di cui segnaliamo il programma dei prossimi appuntamenti (vedi infondo al Post).
Il repertorio di Giannotti "spazia dalla performance, alla radio-art, dal teatro-danza alla musica da camera, dall'orchestra, alla canzone d'autore. Il paesaggio, i cicli vitali, le voci della gente, i linguaggi, sono alcuni dei principali temi affrontati nel suo lavoro.
Dal 2001 tiene corsi di formazione sulla storia del repertorio musicale sperimentale del 900, con particolare attenzione ai nuovi linguaggi di contaminazione fra musica, radio e teatro sperimentale. Parallelamente alla musica e alla radio arte, sviluppa progetti video (video-arte e corto-metraggi)."
Del suo video Corrente - Current ci ha colpito la capacità di sintesi, il moderato fluire, che ricorda le più nitide esperienze di ricerca sull'ambiente-video.

Un albero si muove al suono di un asciugacapelli. Un ragazzo si asciuga i capelli con un asciugacapelli che soffia vento. Nuvole nere. Il ragazzo smuove gli elementi al soffio del suo sax, alcune pagine bianche cadono dal leggio. Il ragazzo svanisce nelle nuvole.
Nonsense surreale sullo scambio dei ruoli, CORRENTE si snoda lungo il confine fra gioco ed incantesimo, animando elementi di vita quotidiana a livello archetipico.


Subject, direction and sound: Stefano Giannotti
Interpreter: Amedeo Bergamini

Assistant: Luisa Diversi
© Copyright by Stefano Giannotti, 2006





Stefano Giannotti  
Prossimi appuntamenti

 - 27 maggio, 2008, Londra, Artprojx Space: 59 MEMORIES ABOUT LANDSCAPE AND PEOPLE (Video) (Project59)
 - 29 e 30 Maggio, 2008: Galatina (Lecce), Piazza Dante Alighieri, ore 21: CORRENTE (Video) (Project Monologs - Laboratorio Global de Monologos y Video, Santiago - Chile)
 - 29 maggio, 2008, Bergen, Norvegia, Landmark Bergen Kunsthall: 59 MEMORIES ABOUT LANDSCAPE AND PEOPLE
(Project59)
 - 31 maggio, 2008, Nürtingen, Germania, Schauraum: 59 MEMORIES ABOUT LANDSCAPE AND PEOPLE
(Project59)
 - 1 Giugno, 2008, Londra, Studio 29: 59 MEMORIES ABOUT LANDSCAPE AND PEOPLE
(Project59)
 - 26 - 29 Giugno, 2008: PICCOLI SEGRETI (Video) al Fear No Film Festival - Utah Arts Festival, Salt lake City (Utah - USA)
postato da: cronotopos alle ore 09:42 | Link | commenti
categoria:
lunedì, 12 maggio 2008
di Stefano Sburlati

California Video Ci racconta la storia ma anche lo sviluppo e l’attualità della videoarte califoniana. Parte dagli esordi dei primi anni Sessanta, dalle prime videoinstallazioni di Bruce Nauman, straordinariamente poco invecchiate e dagli esperimenti di artisti e collettivi della baia di San Francisco, attraversa gli anni Settanta ed Ottanta ed arriva fino a giorni nostri, in un quadro che pur limitandosi per scelta al mondo californiano è comunque ben rappresentativo, almeno in parte, dell’intera storia del video, in unltima analisi quindi della sua natura.

Le varie anime che hanno ispirato l’uso artistico del mezzo video continuano ad essere quelle: i temi sociali e politici da un lato, che affondano le loro radici nella controcultura degli anni sessanta, dall’altro la pura ricerca estetica e formale sul segnale video e l’estetica, propria, del nuovo medium. Ma non solo: fra i temi ispiratori anche il discorso sul rapporto fra lo spazio e la sua percezione nello spettatore proprio delle videoinstallazioni, l’analisi della propria identità e della propria corporeità, il complesso e fecondo rapporto fra immagini e musica,

Fra le molte opere in esposizione, sono naturalmente rimasto affascinato da tutto ciò di cui ho letto in passato ma che non avevo ancora mai visto: ho finalmente visto il mitico “Carol & Ferd” una sorta di esperimento controculturale di reality, poi “The Eternal Frame“, del collettivo Ant Farm che reinterpreta ... [continua su Stefanosburlati.it]
giovedì, 01 maggio 2008
Questo canale è dedicato alle produzioni del collettivo torinese Videopuntozero, attivo in diversi settori (fiction, sperimentazione, videoarte, documentari, live-media, Vijing...) Qui sono raccolte alcune delle produzioni più significative dei singoli membri "a solo", così come dei progetti collettivi.. �

Tra i materiali più interessanti, segnaliamo la versione integrale di "Immagini di Giulio Questi" (regia e montaggio sono di Andrea Parena ed Enrico Giovannone, della neonata BabyDoc Film, che attualmente sta producendo un documentario sulla guerra in Yugoslavia, diretto da Daniele Gaglianone).
 
Trovete alla stessa pagina una sintesi dell’intervista al regista Davide Ferrario, realizzata per Immagine e Corpo (2006) e un estratto del materiale girato durante la terza edizione di VideoPuntoZero; include interventi di alcuni di: Davide Scovazzo, Tony Sbarbaro, Lorenzo Arioni e Lorenzo Pecchioni.
 
Lo staff, infine, intima: Il fatto di saltare la sesta edizione del festival per "prendere tempo" ci ha di fatto costretti ad una sorta di latenza che male si addice a delle anima inquiete e vagabonde come le nostre. Restate sintonizzati sui nostri canali perché presto ci sarà modo di ritrovarsi insieme attorno a qualcosa di "cucinato interamente da noi".

http://www.youtube.com/user/videopuntozero
sabato, 29 marzo 2008
Il mondo dell'arte contemporanea, che ha in Napoli illustri rappresentanti, potrebbe passare all'azione per risolvere il grande problema dei rifiuti che sommergono la Campania. Le premesse sono sotto gli occhi di tutti, e la tradizione delle post-avanguardie conferirebbe un senso all'iniziativa.

Basterebbe che una decina di grandi artisti, campani o non solo campani, riuscisse a trasformare serialmente i rifiuti in arte. Di rifiuti messi in cornice o sotto vetro se ne sono visti un'infinità. Oggi, la storia ci offre l'occasione per esaltare un operazione che, in altro contesto, risulterebbe senz'altro un po' datata.

Ognuno di questi artisti, manipolando i rifiuti, decontestualizzandoli, arricchendoli, inglobandoli, organizzandoli in strutture di senso o di "collasso" di senso, potrebbe partorire qualche decina di opere seriali. Le stesse, immesse nel grande mercato del sistema dell'arte contemporanea, potrebbero rendere qualche centinaio di migliaia di euro, e forse anche milioni.

Questo denaro, potrebbe essere poi utilizzato per una campagna di ricerca o di intervento (diretto o indiretto, materiale o filosofico) per la soluzione del grande problema dei rifiuti.
Una progetto del genere, potrebbe essere gestito dalle grandi gallerie d'arte di Napoli, così come da altre internazionali, con orizzonti di guadagno per tutti (artisti compresi, ovviamente...).

Qualcuno, sembra aver pensato a qualcosa del genere. Ma esiste un reale progetto commerciale possibile?

 
postato da: cronotopos alle ore 18:35 | Link | commenti (1)
categoria:paesaggio, riflessioni, arte, televisione, napoli, rifiuti, realtà, rappresentazione
martedì, 19 febbraio 2008
di Silvia Camporesi
a cura di
Luca Panaro

 
Alla Galleria Marconi di Cupra Marittima si inaugura un nuovo appuntamento della rassegna di mostre Con te o senza di te. Domenica 17 febbraio alle 18.00 apre gradozero, personale di Silvia Camporesi, con il testo critico a cura di Luca Panaro.
Silvia Camporesi ha vinto nel 2007 il Premio Celeste per la sezione fotografia.
Leggeri e carnali, luminosi e tristi, i lavori di Silvia Camporesi ci fotografano un mondo all’apparenza algido, ma che non maschera l’aspetto drammatico della storia e i drammi del nostro tempo.



“L’attentato dell’11 settembre 2001 rappresenta il “grado zero” (Ground Zero) di un sistema, quello occidentale, al quale deve seguire un inevitabile cambiamento, una mutazione, quella attualmente in corso. Ma nonostante questo, i “crolli” ideologici e fisici del nostro tempo non sembrano avere particolarmente mutato il mondo dell’arte, questo si è dimostrato sorprendentemente impermeabile alla realtà che lo circonda. Partire dall’immagine di una discarica (gradozero) dalla “speculare” bellezza, invece, è per Silvia Camporesi un modo per dimostrare consapevolezza sui fatti che caratterizzano il proprio tempo, è una presa di coscienza dell’attuale situazione collettiva, testimonia la sua volontà verso un cambiamento positivo.
Con espliciti riferimenti alla pittura sacra, evidenziati dall’utilizzo simbolico della luce e dei colori, l’artista ricerca dapprima un difficile equilibrio, fatto di aperture (ouverture), pendii (scese) e costantemente minacciato da sussulti (scosse), per poi liberarsi in un chiarore mistico (albedo) e finire con una rivelatrice danza acquatica (dance dance dance), così come si percepisce dai titoli dei singoli lavori”. (Luca Panaro)

 
L’inaugurazione si terrà domenica 17 febbraio alle 18:00
La mostra termina il 12 marzo
La Galleria Marconi è aperta tutti giorni dalle 16.00 alle 20.00, esclusa la domenica

Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galmarconi@siscom.it
web www.siscom.it/marconi
postato da: cronotopos alle ore 15:34 | Link | commenti
categoria:paesaggio, riflessioni, arte, metropoli, anima, crisi, 11 settembre, bin laden, rappresentazione, gradozero
martedì, 12 febbraio 2008
LATTUADA STUDIO in via dell’Annunciata 31 – Milano
presenta
Behnam Alì Farahzad



L’antica cultura persiana, che si è sempre espressa attraverso segni e gesti mutevoli e al contempo eternanti, si sviluppa nelle opere di Behnam Alì Farahzad con delicatezza e tenacia.
Si tratta della ricerca di tracce di un paesaggio bellissimo, di una terra speciale, che conosce le emozioni e i sentimenti più intimi degli esseri umani, i suoni dell’anima, del cuore, degli spiriti che ognuno ha dentro di sé.

Quello di Behnam Alì Farahzad è un discorso articolato su impalcature fragili, mobili al vento, oscillanti ai nostri stessi passi. Una forma di cammino, perché per lui fare arte è come l’atto del camminare, ha radici molto profonde, si pensi ai pellegrinaggi, all’idea del viaggio iniziatico, alla predisposizione innata in alcuni al nomadismo.
Un cammino che si esprime attraverso segni magici e sfuggenti che hanno riempito centinaia e migliaia di piccole carte, passando poi a grandi tele che volevano incontrare sguardi curiosi e affascinati di tempi vicini e più lontani, prendono la loro via nel segno del vuoto che tanto lo ha impegnato.
Catalogo in galleria con testo di Francesca Alfano Miglietti.

Fino al 13 febbraio.
Per informazioni: tel 02 29 00 00 71 – fax 02 65 92 631
e-mail: artecentro@lattuadastudio.it – www.lattuadastudio.it
postato da: cronotopos alle ore 12:43 | Link | commenti
categoria:riflessioni, arte, anima, qualità, iniziazione, esistenzialità, rappresentazione, farahzad
martedì, 05 febbraio 2008
...attraverso le immagini, emerge una volontà specifica, che ha modi d'esprimersi specifici. si tratta, forse, di "una parte dell'inconscio"...inteso come parte delle sue funzioni. A un certo punto, la produzione immaginale "va da sé", nel senso che si rende in sé coerente ed in sé trova energia.
...non si verifica, dunque, una
riscoperta romantica o psicanalitica di contenuti "perduti", quanto il palesarsi di una modalità di volontà talmente autentica da risultare apparentemente incomprensibile. un processo decisamente impersonale, il cui frutto è un'energia altrettanto impersonale. essa ha a che fare con il mistero dell'icona, e dunque dell'immagine, e dunque dell'immagine colta nella sua videosità. e la videosità, è ciò su cui si interroga Video & Archeos.
().

In Traps for the time-sondaggi preliminari ad un'effettiva interrogazione sul tempo, il minimo comune denominatore è la manipolazione del tempo in quanto tale - ma per tempo in quanto tale s'intende la terza o quarta cosa che può venire alla coscienza, pensandoci -.
Il video più riuscito, se ben quasi totalmente inutile dal punto di vista dei flussi realistici, è senz'altro il radicale Soulcleaner, di cui potete vedere un fotogramma pubblicato poco sotto. In realtà, uno dei più inutili, almeno dal punto di vista della ricerca.
La sperimentazione di Video & Archeos, da sempre "ripiegata su sé stessa", gioca forse con la sua stessa impossibilità: l'idea potrebbe consistere nel decostruire la premessa in sé, ed affondare la lama della ricerca in un eterno post-pre-epilogo.
...Detto questo, è ancor più chiaro che questi video "non servono a niente", a parte, forse, al niente in quanto tale, e a quella sua misteriosa ed impersonale energia. Non ci sono, dunque, ragioni realistiche per ordinare il Dvd, che potete comunque ricevere gratis al vostro domicilio, richiedendolo ed usufruendo di una promozione per certi versi paradossale.

Nel frattempo, la "videoarte" sembrerebbe essere morta.
Non è un male peculiare, un po' tutto sta morendo.
Se succede questo, forse è perché sta finendo la Storia per come la conoscevamo.




_

Video & Archeos è un progetto di ricerca multimediale attivo dalla fine del 1998, con il proposito di indagare le potenzialità simboliche dei gesti e degli strumenti relativi alla creazione audiovisiva e cinematografica.
Metabolico più che intenzionale, nelle sperimentazioni di Video & Archeos, è decostruire gli elementi della creazione e fare di questa decostruzione un gesto poetico.

In Video & Archeos, la passione per le nuove tecnologie è stata filtrata da un interesse antropologico, come avviene nel caso di tante ricerche contemporanee. Ma più che sfruttare il mezzo video per un approfondimento culturale, si è proposta una ricerca sul farsi culto della creazione video stessa.

Video & Archeos si è dedicato per molto tempo ad un tipo di creazione che, attraverso un linguaggio specifico, aiuti l'autore a sviluppare un rapporto costruttivo con se stesso, sfruttando i suoi materiali personali per rapportarsi a problematiche universali.
L'interesse, un po' come avviene per molti percorsi spirituali, si è spostato poi dalla contingenza delle immagini ad una loro pretesa essenzialità. Inizialmente interessati a soggetti mitologici aderenti a problematiche personali, si è giunti dunque al confronto con immagini che non hanno nessun soggetto evidente. Elementi che mantengono comunque la struttura dell'immagine video, e che trovando in essa ispirazione per una loro specifica vitalità.
Attraverso questa videosità, misteriosamente connessa all'immaginosità delle immagini stessa, si affronta l'avventura del simbolico.

video&archeos
postato da: cronotopos alle ore 19:24 | Link | commenti (1)
categoria:
lunedì, 14 gennaio 2008
Ecco uno studio tipicamente americano, captato su Finanzaword, che vuole illuminarci sui vantaggi dello spegnere la tv. Non solo una scelta ideologica o sociale (si pensi alla No-Tv corporation degli anni '90), ma anche una scelta d'economa personale. Non solo un rifiuto della tv per la mancanza di contenuti, ma anche per il costo del contenitore (e tutto quello che ci sta intorno)!
In realtà questo studio sembra porsi in modo ironico, utopistico e forse surreale come molti di questo genere. Ma vale la pena di conoscerlo...

Perché si risparmia spegnendo la TV?
Prima di tutto perché non si comprano i televisori. Possono costare anche migliaia di Euro se scegliete modelli LCD o Plasma, e ce ne sono tanti nelle nostre case. Si stima che se ne comprino più di 10 in una vita, questo vuol dire, in media, 300 euro all'anno, considerando anche le spese di trasporto ed installazione. Poi si risparmia perché si evitano gli abbonamenti alle tv satellitari o digitali terrestri, e non si pagano i canoni alla Rai. Mille euro all'anno vi restano in tasca così. "Finora abbiamo risparmiato 1.300 Euro all'anno: per arrivare a due milioni di Euro ne dobbiamo fare di strada!

Un po' di pazienza. Altri mille Euro all'anno non si spendono considerando di fare a meno dei DVD e dei videogames che si usano sui televisori. Se non avete il televisore non potete di certo vederli o giocarli. E siamo a quota 2.300 euro all'anno. Ma il risparmio maggiore viene adesso. Juliet Schor ha calcolato che ogni ora di TV, fa spendere in prodotti vari circa 3 Euro all'anno in piu', a causa dell'esposizione alla pubblicita'. Nel 2005, secondo Eurodata Tv Worldwide, gli italiani hanno guardato la televisione in media circa 3,5 ore al giorno, dietro solo agli spagnoli e agli inglesi. Cioé più o meno 1.000 ore all'anno. Questo significa una spesa extra di 3.000 euro ogni dodici mesi. "Siamo già a 5.300 euro all'anno, mamma mia! "Ma spegnere la TV fa risparmiare molti altri Euro in un modo semplice: il tempo è denaro. Se invece di guardarla per tutte quelle ore, usate anche solo il 10% del tempo per fare dei lavoretti (giardinaggio, riparazioni domestiche...) per i quali dovreste pagare, calcolando sette Euro l'ora, che non è molto, alla fine dell'anno avete altri 700 Euro in tasca. Per un totale finale di 6.000 Euro all'anno.

Abbiamo capito. Ma come si arriva ai due milioni di Euro che ci hai promesso? "Semplice: prendete i 6000 Euro del primo anno senza tv, aggiungete altri 7.000 Euro all'anno per 40 anni, considerando una rivalutazione minima dei risparmi, e investiteli all'8%, che è meno della media delle Borse globali negli ultimi 100 anni. Avrete indietro, per la precisione, 2.088.814 euro.
martedì, 11 dicembre 2007
Flavio Sciolé si dimette dal Cinema

L'attività teorica di Flavio Sciolé sembra esser incentrata sulla ricerca e lo sviluppo di nuove possibilità di superamento del mezzo video; lo stesso mezzo che in qualche modo lo contiene, lo incatena, lo porta a volte ad una sorta di schizzofrenia.

Ma analizzando i video ed i saggi di quest'anomalo autore, scopriamo che il suo rapporto con il mezzo è tutt'altro che esclusivo. Parafrasando una vecchia frase di Christian Metz, si può dire che il cinema/video è ciò a proposito di cui si parla nell'affrontare una tematica ulteriore, più generale e profonda.

Questo punto di vista "salverebbe" Sciolé dalle facili riconduzioni a certo teatro contemporaneo. In effetti, nel confrontarsi primariamente con il fenomeno stesso dell'azione scenica, e dunque con il suo essere, Sciolé opera una deviazione dal "solco" della storia dell'arte contemporanea o, per lo meno, offre a sé stesso un sentiero parallelo che ha a che vedere con l'ontologia del rito.
"Il video è unicamente un mezzo che mi permette di esporre azioni-sensAzioni. L’inceppatura (azione mutuata dal percorso antiteatrale che conduco con Teatro Ateo e che agisce sia rispetto alla voce che rispetto al (non) uso del corpo-antimacchina) rispetto al video si manifesta oltre che con voce e corpo anche dal punto di vista tecnico."

Nelle sue Dimissioni ed anticinema  - ovvero relazioni non possibili con qualunque sistema, di cui pubblichiamo un brano per concessione dell'autore, Sciolé s'interroga in modo particolare sulla dimissione dall'azione come satellite della non-azione stessa.
 
Una ipotesi di dismissione è quella che va attuata, il dimettersi, il dimettere il ‘mezzo’ cinema
è l’unico atto-azione coerente. In quanto forma il cinema non è che un tramite con l’istanza artistica.
L’istanza dovrebbe essere il principio e la fine di qualunque gesto d’arte, un fare reale che parta da un’esigenza vera ed ineluttabile. Nulla che porti alla consolazione dell’altro dovrebbe essere permesso ed è consolazione tutto quello che è attuato pensando ad un altro individuo diverso dal creatore: lo spettatore.

Andrebbe restituita al cinema quella sacralità, propria dell’arte, che porta l’artista a creare per sé, per una propria esigenza improrogabile.Mai più cinema quindi ma Atti di Cinema,Azioni di Cinema,CreAzioni Cinematografiche. L’accadimento successivo, il mostrare l’opera(mostrare, non dimostrare) dovrebbe essere puramente casuale com’è casuale far leggere una poesia dopo averla scritta, esporre un quadro dopo averlo dipinto.Ricercare,sperimentare nuove strade, per un mezzo che ha solo cento anni dovrebbe essere una priorità, invece pare che tutto sia già stato definito nei primi anni di vita del cinema: sceneggiatura, campo e controcampo,montaggio, ogni ingranaggio ‘sembra’ essere al posto giusto ma se non c’è restituzione emozionale-estetica nulla ha valore.Mai più, Opere, non cinema.
 
(Flavio Sciole’, 2007)
postato da: cronotopos alle ore 16:00 | Link | commenti
categoria:riflessioni, cinema, arte, videoart, rappresentazione, sciolé
mercoledì, 05 dicembre 2007
(dal sito della Kaplan)

Il video, che ha avuto una fase di gestazione molto lunga (dal 1999 al 2007), presenta 25 personaggi dell’Antologia di Spoon River, e indaga il rapporto tra immagine, suono e parola poetica. Il libro che accompagna il DVD è una sorta di “libretto d’opera” che rimanda alla visione perché presenta immagini tratte dal video e contiene il testo integrale delle poesie nella traduzione di Davide Forno. In quest’opera, «il testo e le immagini si rincorrono molto da vicino, e a ogni immagine corrisponde un riferimento al testo e viceversa. Basta guardare e ascoltare».



Spoon River di Alessandro Amaducci è una delle più raffinate opere videoart che si sia prodotto in Italia. Le potenzialità dell'immagine elettronica sono sfruttate in senso pittorico, attraverso un dinamismo coerente e quasi sempre essenziale.
Siamo ben lontani dalle facili allusioni di certa videoart commerciale, così come dalle pretese cognitive di molte installazioni interattive. In quest'opera, emerge un'impressione autoriale notevole e ben delineata. Una presenza forte, irremovibilmente allineata al corso dell'Arte e della sua Storia.

Dal punto di vista iconografico, Amaducci sa rivestire ed avvolgere con intuito poetico; da un punto di vista tecnico, si comporta da sapiente artigiano, e richiama a pieno le possibilità offerte dal digitale. Eppure, non supera mai una certa soglia bidimensionale, mantenendo questa ricerca ben lontano dalla fantasmagoria, dall'intrattenimento visivo, dalla sospensione della criticità.

Con Spoon River Amaducci compie un'operazione semplice e importante. Ancora una volta, ma forse "più forte di prima", l'autore determina un ambito creativo, un "approccio" all'immagine elettronica che ne evidenzi in modo chiaro e semplice le potenzialità simboliche.
Ma in questo senso, delineando e forse salvaguardando una via, non la percorre con intenzioni radicali, e lascia nello spettautore un senso di richiamo al dovere.

La via di ricerca che ci viene in qualche modo indicata, non avrà facili conferme, e forse non ha più nemmeno molti spettatori. Tuttavia, essa travalica il concetto di "videoarte", se ne infischia di certa attualità, di questa svuotante orizzontalizzazione, e ci riconduce innanzi a ciò che importa: il nostro confronto con noi stessi, con le nostre profondità; forse, con l'esserci.

Dropoutexperience
postato da: cronotopos alle ore 21:13 | Link | commenti
categoria:arte, compositing, videoart, spoon river, amaducci